Il GDPR viene spesso associato a hacker, attacchi informatici o violazioni provenienti dall’esterno, ma uno dei rischi più concreti per organizzazioni pubbliche e private nasce all’interno delle strutture stesse.
Un recente provvedimento del Garante Privacy, che ha coinvolto il Comune di Curtarolo, evidenzia chiaramente questa dinamica: una dipendente ha effettuato accessi non autorizzati a dati personali e, oltre alle conseguenze disciplinari individuali, è arrivata anche una sanzione nei confronti dell’ente. Il caso dimostra che il problema non riguarda soltanto il comportamento del singolo, ma soprattutto l’assenza di controlli organizzativi adeguati.
Il principio alla base della normativa è chiaro: quando un’organizzazione non limita, monitora e traccia correttamente gli accessi ai dati, la responsabilità non ricade esclusivamente su chi commette l’errore, ma anche sul titolare del trattamento. La gestione degli accessi rappresenta infatti uno degli elementi centrali della sicurezza dei dati personali, perché determina chi può visualizzare informazioni sensibili, con quali modalità e per quali finalità operative.
Tra gli errori più frequenti emergono accessi ai dati non coerenti con le mansioni assegnate, assenza di sistemi di monitoraggio efficaci, procedure interne poco definite e una formazione insufficiente del personale. Si tratta di criticità spesso invisibili, che rimangono latenti fino a quando non si verifica una segnalazione o un controllo dell’autorità. In questi casi la violazione non è solo tecnica, ma organizzativa, perché evidenzia una mancanza di governance dei processi interni.
La compliance GDPR non può essere ridotta a un insieme di documenti formali. Richiede un modello organizzativo strutturato che definisca ruoli e responsabilità, stabilisca permessi di accesso coerenti con le funzioni aziendali, attivi sistemi di logging e controllo e promuova una formazione continua del personale. Solo attraverso un approccio integrato tra tecnologia, procedure e cultura aziendale è possibile prevenire violazioni e ridurre il rischio di sanzioni, trasformando la protezione dei dati da obbligo normativo a elemento di affidabilità e tutela dell’organizzazione.








